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Peralba Chiadenis Avanza

 

A me sembrava più uno scioglilingua o una filastrocca che il nome di un gruppo montuoso, peraltro mai sentito né prima né dopo quegli anni.
Trovandosi tra Austria, Veneto e Friuli ed essendoci centinaia di montagne ben più vicine ancora da “scoprire” per me e per tanti come me in quegli anni, da allora “Peralba Chiadenis Avanza” è rimasta una bizzarra sequenza di suoni. E’ invece un gruppo montuoso di calcare compatto e dalle slanciate forme dolomitiche classiche e attraenti.
Il Peralba è il monte più alto del gruppo. Da valle, dalle sorgenti del Piave, si presenta con alte e complesse pareti bianche, mentre da Sud, dal Rif. Calvi, base di partenza per l’itinerario, appare come un largo e ripido panettone. E’ la cima più frequentata della zona e per l’escursionista è logico salirlo per la non difficile e breve ferrata Sartor che ne supera lo zoccolo Sud per poi scenderne il canale Nord, un tempo innevato e ora ridotto a sfasciumi e semplici roccette (cavo). Postazione chiave per gli Austriaci nella Grande Guerra, è stato reso famoso per la salita nel 1988 di Papa Wojtila che ha reso omaggio alla statuina in marmo della Madonna sulla cima.
Il Chiadenis gli sta di fronte e presenta una bella cresta frastagliata in più elevazioni, quasi tutte raggiungibili in traversata grazie alla ferrata dal lato Nord del monte, più impegnativa, collegata con quella proveniente da Sud-Ovest che ha il suo inizio dal Rif. Calvi. Qui presidiavano gli Italiani e i resti delle fortificazioni non si contano. Dal Rifugio conviene salire per sentiero al Passo Setis, girare a destra per il falso Passo dei Cacciatori e da lì iniziare la ferrata sul lato Nord.
Ma l’occhio viene sempre attirato da una presenza importante: il Pic Chiadenis, un obelisco di calcare grigio e giallo, verticale da ogni suo lato, una delle strutture rocciose più possenti delle Alpi Carniche. Per salirlo ci sono vie dal sesto al nono grado... la roccia è ottima, accomodatevi! “Nessuno lo sale”, mi dice il gestore del rifugio,”neanche la facile Via Normale di I grado che ho personalmente bollato di rosso. Hanno detto che ho esagerato coi bolli e quindi ne hanno cancellato col grigio un bel po’”. Il giorno dopo, salito il Peralba, provo la Normale, breve e ripida, sotto l’inquietante “sguardo” degli “occhi” della fortificazione militare austriaca poco sotto la cima che, con la sua “bocca” spalancata pare cacciare ostile chiunque le si avvicini. Raggiunta la sommità conviene essere razionali e non pensare a queste cose, perché l’esposizione è notevole, si deve disarrampicare faccia a monte e la roccia non è sempre buona. Sulla cresta ci sono un fittone e uno spit, mentre a metà incontro un secondo spit per scendere un gradino ben appigliato. La corda in salita non serve e in discesa basta prestare attenzione, molta attenzione (vedi foto).
L’Avanza rimane in territorio friulano e per raggiungerne la cima, salito il Passo Setis, sceso a quello dei Cacciatori, si sale per un ripido ma ben battuto ghiaione, si raggiunge la Forcella delle Genziane ricoperta di vegetazione (acqua) e abitata da strani uccelli bianco-neri dalla voce rauca simili a grossi piccioni. Dalla Forcella inizia uno splendido sentiero militare nella roccia ricavato sul fianco Sud e costellato da decine di postazioni militari ancora in buono stato. A ripide svolte porta sull’altopiano superiore e alla cima, alquanto solitaria e ancora cosparsa di schegge, filo spinato, fittoni, lamiere, pali, grotte, postazioni... la forcella sottostante la cima è ancora difesa da un basso e spesso muro al di sopra di un ripido canale proveniente dal territorio “nemico” e tenuto d’occhio da strette feritoie di cemento: il filo spinato è ancora tutto lì, fissato ai lati dello stretto canale a grosse ferle di ferro ad anello conficcate nella roccia, corre ancora da un lato all’altro delle pareti per sbarrare ancora l’assalto del “nemico”, come se i soldati fossero ancora lì, come se non fossero passasti cento anni, come se un secondo conflitto mondiale non fosse servito almeno a capire l’assurdità e l’inutilità della Guerra. Con questi pensieri nella testa si scende a ritroso il percorso fino a valle del Passo dei Cacciatori e si gira a sinistra per strette svolte della stradina militare che porta a valle (sent. 173) con lungo giro in senso orario fino alle sorgenti del Piave, dove si legge su una lapide: “Fiume sacro alla Patria”. Sacro? Mah... la Patria? Mah.

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