Val Fiscalina
dicembre 28, 2009 by Lidia
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Val Fiscalina. La prima neve d’una mattina tardo-novembrina.
di Francesca Zanetti
Cari amici, è la fine della seconda metà dell’undicesimo mese del penultimo anno del primo decennio del III millennio.
Una veloce via di comunicazione dedicata ai veicoli motorizzati a due e quattro e anche molte più ruote ci porta, senza grande fatica muscolare, ai piedi delle Alpi Sud-Orientali.
Il nostro obiettivo secondario in questo fine settimana tardo novembrino è quello di fuggire dalle brume venefiche e metallico-pesanti di Modena, la rinomata stazione climatica della pianura emiliana famosa per le cure inalatorie a base di PM 10, benzene e monossido di carbonio; specifico inoltre che quelle idropiniche sono a base di Lambrusco e/o acqua del sindaco addizionata di nitrati.
Mi preme a questo punto far partecipi i lettori del nostro obiettivo primario: la prima escursione in ambiente invernale della stagione, un bel giro in Val Fiscalina, ameno luogo delle Dolomiti di Sesto.
Luogo su cui la mia attenzione era puntata già da un po’, ma non chiedetemi perchè, semplicemente mi ispirava un sacco il nome. F I S C A L I N A… uhuh… l’aria fredda e tersa spira tra le vocali aperte e irte del toponimo, la “S” sibila come la neve che scivola dagli alberi accarezzati dal vento… la “L” come il bel fondovalle dominato da Cima Una e la N come un onesto dislivello spaccaossa che ci porta fino in cima… La “F” non so cosa faccia di preciso, ma questo nome continua ad ispirarmi purezza, freddo, verde, azzurro, bianco, dolomia, speck e un sacco di altre belle cose.
Per approfondirne ulteriormente l’evocatività toponomastica devo scomodare per un attimo il Sen. Comm. e Grand Uff. del Regno d’Italia nonchè Conte Ettore Tolomei, irredentista radicale e fautore convinto dell’italianizzazione altoatesina: occhi di bragia, barbetta bianca e baffi antigravitazionali.
Fu lui, nel 1906, ad iniziare la stesura di quel Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige, opera controversa in cui i toponimi altoatesini venivano resi in italiano, a volte in maniera frettolosa, fantasiosa e anche assai forzata.
Avete mai provato a collegare il nome Innichen al suo corrispettivo San Candido? Con Dobbiaco e Toblach è già un poco più semplice. E Neumarkt / Egna?
A questo punto avrete capito che mi piacciono le digressioni.
Ma torniamo a noi apprezzando la poesia che il nome originario Fischleintal insuffla nelle nostre orecchie. La Valle del Pesciolino. A tanti metri sopra il livello del mare. Ormai mi è chiaro che la fantasia asburgica batte quella italica.
Beh, però… i fossili… il mare corallino… ok, il pesciolino va bene, e basta con le digressioni, prometto di fare il possibile.
È mattina presto, la giornata è tersa e si preannuncia gloriosa.
Iniziamo a camminare. Ormai mi è chiaro anche il significato della F di F I S C A L I N A, e sta per Fischia che Freddo. Qui nel fondovalle farà meno dieci gradi e noi camminiamo sempre più in fretta per tentare di scaldarci.
Raggiungiamo le pendici di Cima Una, che nel duemilasette, il 12 ottobre, alle 9.34 ha mollato verso il fondovalle una bomba di roccia stimabile tra i 60.000 e i 150.000 metri cubi di roccia. Sono tanti! Un pezzo di montagna di 100×30x10 metri è collassato giù, con un boato e una grande nube che ha ricoperto la valle di fine polvere grigia come un’inquietante nevicata fuori stagione, cambiando decisamente la fisionomia della montagna.
Una frana di “modesta” entità, tutto sommato, se paragonata ad altre di dimensioni ben più significative e dalle conseguenze ben più tragiche: penso ai milioni di metri cubi della Valtellina, penso alle centinaia di milioni del tragico Vajont… Risaliamo il costone boscoso che aggira Cima Una, guardo l’imponente colata grigio chiaro che ne solca la parete e io cammino più in fretta, si sa mai… ma dai, basta con ’ste tragedie, che paurosa che sono! Prometto davvero che cercherò di smetterla anche con le digressioni, ma questa era doverosa e giustificata.
Ora percorriamo la valle a mezzacosta, seguendo le comode tracce di due ciaspolatori che ci hanno preceduto. La valle è proprio bella, il mio intuito sedotto dalla toponomastica non si sbagliava. Di fronte a noi si staglia imponente la Croda dei Toni, o Sasso delle Dodici, un onesto 3.094 m: le ore dodici, perchè questa cima fa parte della Meridiana di Sesto, la corona montuosa che insieme al sole scandisce il passare delle ore anche se poi a mezzogiorno il sole stava da tutt’altra parte, quindi vi risparmio la digressione sulla Meridiana di Sesto perchè non ci ho capito molto, quindi per saperne di più andate su Wikipedia o passate in Sezione. Vorrei citare per completezza e perversione toponomastica le altre cime della Meridiana: Cima Nove (Pala del Popera), 2.582 m s.l.m., Cima Dieci, più nota come Croda Rossa di Sesto, 2.965 m s.l.m., Cima Undici, 2.926 m s.l.m., Cima Una, 2.598 m s.l.m.
Percorriamo tutta la vallata fino al rifugio Zsigmondy-Comici, inseguendo il sole che splende sulla testata della valle. Ricordate la “F” di Freddo Totale.
Ma c’è anche la “S” di Sole, questa bisogna guadagnarsela però. Per ora è la “S” di Scricchiola la neve sotto i nostri passi.
Per questo dopo esserci rifocillati nei pressi del rifugio, sul cui nome esotico e musicale mi trattengo dal dilungarmi, ci rimettiamo in cammino verso il Passo Fiscalino, sbeffeggiati dai fischi delle invisibili marmotte. Il terreno intorno a noi è assai particolare: carsico e ricco di avvallamenti, piccole gole, spianate, si apre come un circo coronato dalle cime circostanti. La pendenza mi appare relativamente modesta perchè la distanza tra il rifugio e il passo (2.500 m) è alta. O così mi sembra perchè inizio anche ad essere un po’ stanca: è la mia “prima” neve dell’anno e gli scarponi pesano eh!
Comunque gambe in spalla, un po’ di divertente scrambling e riusciamo a guadagnare il passo, io come sempre sacramento e sudo al pari di una maiala selvatica thailandese ma quando arriviamo su la pace mi pervade. Che roba. Lo sguardo abbraccia tutto il versante cadorino (?), beh comunque, le Tre Cime di Lavaredo, tutti i Cadini di Misurina là in fondo aspri e selvaggi, il monte Paterno su cui prima o poi andremo a fare un giro, le Marmarole, il Sorapis… direi eh, sto andando a memoria. Scorgiamo alcune rovine della Guerra. Un silenzio incredibile, ci siamo solo noi, i ciaspolatori hanno preferito fare picnic all’ombra vicino al rifugio. Tutto è azzurro, bianco e di tutte le tonalità del grigio che cambiano sfumando verso l’orizzonte. Una vista maestosa, imponente, e il silenzio che è così assordante che mi spaventa. La familiare sensazione di sentirsi una piccola estemporanea deiezione dell’universo di fronte a questi giganti geologici, a cui comunque mi accomuna la caducità: è solo una questione di tempo. Ma mi sento anche fortunata, privilegiata di poter far parte di tutto questo in questi brevi e intensi minuti. Giusto il tempo di meravigliarmi di quanto sia filosofa nel profondo, e tutto questo senza l’uso di sostanze illegali, che è già tempo di scendere.
Il mio compagno di avventura è ammutolito e meravigliato quanto me. Anche un po’ esaurito perchè mi ha sopportato fin quassù, e bisogna pur tornare giù.
Scegliamo di percorrere la stessa via di salita: l’alternativa era raggiungere i rifugi Pian di Cengia e Locatelli, aggirando poi in discesa Cima Una dall’altro versante, superare i Laghi dei Piani e ritornare in val Fiscalina.
Percorso assolutamente interessante e percorribile senza problemi, anzi consigliabile, tuttavia la paurosa che alberga in me mi aveva prefigurato pericolo valanghe grado 5, yeti, indigeni selvaggi, notti all’addiaccio e quant’altro. Ah, l’umana paura dell’ignoto!
Durante la discesa va menzionato l’incontro con una caramella Polo di dimensioni giganti, ovvero un buco con una lumaca di neve intorno, nella foggia della celebre caramella, rotolata lentamente proprio sul nostro sentiero.
Ma purtroppo non l’ho fotografata perchè ero troppo stanca anche per estrarre la macchina fotografica!


Bellissimo resoconto e bellissime foto!
Paolo
Bellissime foto (come sempre)… appena ho un attimo mi leggo anche l’articolo
Ciao F, E ed F+E