Monte Baldo – Il Trapezio

giugno 12, 2007 by paolino  
Archiviato in Alpinismo, Relazioni

IL TRAPEZIO di Fabio Montorsi

A breve distanza dalla nota palestra d’arrampicata di Brentino, alle pendici orientali del Monte Baldo, già da tempo sono state percorse delle placche di ottimo calcare.
La parete, chiamata dai primi salitori il Trapezio, è percorsa da parecchi itinerari, tutti di difficoltà molto abbordabili, alcuni dei quali sono stati da poco segnalati ed in parte attrezzati. La roccia solida ed eccezionalmente ricca di appigli consente un’arrampicata elegante e nel contempo sicura, ideale per chi vuole iniziare a muovere i primi passi da capocordata.
La ancora scarsa frequentazione e le caratteristiche del terreno, fanno sì che sia necessario prestare attenzione ad alcuni blocchi rocciosi staccati presenti in diversi tratti delle vie, e a non smuovere sassi. Non va dimenticato, infatti, che l’abitato de I Tessari si trova praticamente alla base della parete.

Accesso
Dall’uscita Affi-Garda, dell’autostrada A22 del Brennero, si seguono a destra le indicazioni per Trento e Rívoli Veronese. Dopo circa due km, si raggiunge una rotonda dove si svolta a sinistra per Rivoli, tralasciando a destra il centro del paese e proseguendo sino alla località Zuane dove si imbocca un ponte sulla destra, indicazioni per Trento. Scesi alcuni tornanti si raggiunge Canale d’Adíge, e dopo circa un km, la località I Tessari, 130 metri di quota circa, per giungere la quale si svolta a sinistra attraversando un altro ponte, 10 km circa dal casello. Possibilità di parcheggio in uno spiazzo all’inizio del paesino.

VIA CIPRIANI-SITTA

Dislivello: 150m
Sviluppo:250m
Tiri: 6
Difficoltà: AD+, dal II° al IV° un passo di IV°+
Esposizione: Sud
Tempo di salita: 1.30 – 2.00 ore
Periodo: Tutto l’anno
Attrezzatura: Normale dotazione alpinistica. In via sono presenti alcune soste attrezzate con cavetto d’acciaio e qualche chiodo, ma sono infinite le possibilità di assicurazione naturali, su alberelli e clessidre. Molto utili i cordini di kevlar

VIA CIPRIANI-SITTA
I primi tiri di questo itinerario non sono molto interessanti e si svolgono su rocce miste ad erba. Nonostante ciò, merita di essere salito per la stupenda placca del quarto tiro e per l’interessante diedrino finale, superabile con un passaggio non banale. La roccia è veramente ottima su tutto il percorso, prestare solo attenzione al primo tiro per la presenza di detrito e di qualche blocco mobile.

Avvicinamento
Dal parcheggio di fronte alle case si va a piedi verso sinistra in direzione sud, per stradina a fondo naturale, fino ad un rustico. Si svolta a destra sempre per la carrareccia che, dopo breve tratto, si inoltra in salita nel bosco. Dopo un tornante a sinistra troviamo sulla nostra destra un segno di vernice verde fosforescente ed indicazione rossa sbiadita “il trapezio”, inizio della cengia d’ attacco. La nostra via è la prima che si incontra, targhetta n° 1.

Salita
Si sale verso sinistra per rocce articolate e prestando attenzione ad alcuni blocchi instabili si prosegue fino alla sosta. S1, 25 m, II°.
Si continua direttamente per placca lavorata fino ad un boschetto, sosta. S2, 35 m, II°+.
Breve e facile tiro di trasferimento che porta all’inizio della placca centrale che caratterizza la via, sosta alla sua base. S3, 15 m, I e II°.
Si sale la placca con elegante e divertente arrampicata, 2 clessidre con cordini, andando poi a sostare al suo termine nei pressi di un boschetto. S4, 25 m, IV°.
Altro breve tiro di trasferimento, ci si innalza verso destra raggiungendo la base la della parete finale dove si sosta. S5, 15 m, II.
Si sale una breve placca ed un verticale diedrino che presenta un impegnativo passaggio finale, IV°+ a cui seguono salti più facili fino a raggiunge la sosta al termine della via. S6, 40 m, IV°+ II°.

Discesa
Dal termine della via, seguire le tracce a destra che in breve portano alle facili placche finali della via n° 3 da dove si risale alla sovrastante carrareccia percorsa da un sentiero CAI. Seguirla in discesa verso sinistra per circa 300 metri fino ad un bivio – cartello Sentiero Naturalistico. Ignorare il sentiero che sale a destra e continuare a scendere a sinistra lungo la carrareccia. Dopo alcuni tornanti, ci si ritrova all’inizio della cengia, prestare attenzione al bollo verde poco visibile in discesa; continuando, si raggiunge il rustico e quindi la piccola frazione de I Tessari.

VIA DEL PORCE

Dislivello: 150m
Sviluppo:200m
Tiri: 4
Difficoltà: D-, II°, III° e IV°+
Esposizione: Sud
Tempo di salita: 2.00 ore
Periodo: Tutto l’anno
Attrezzatura: Normale dotazione alpinistica. In via sono presenti alcune soste attrezzate con cavetto d’acciaio e qualche chiodo, ma sono infinite le possibilità di assicurazione naturali, su alberelli e clessidre. Molto utili i cordini di kevlar
Avvicinamento: Percorso il sentierino di attacco, la nostra via è la seconda che si incontra, targhetta N.2.

VIA DEL PORCE (E. Cipriani – A. Compri)
Questo itinerario è il più difficile dei tre qui presentati: la roccia appigliata e solida, i passaggi interessanti, le grandi possibilità di assicurazione offerta dalle numerosissime clessidre presenti sul percorso, la rendono assolutamente interessante. La ancora scarsa frequentazione della parete ci deve in ogni caso indurre alla prudenza, poichè in alcuni tratti dell’itinerario sono a tutto oggi presenti alcuni blocchi rocciosi malsicuri.

Relazione
Si supera un breve strapiombo, quindi con elegante arrampicata la placca a destra di un diedro IV°+ 2 chiodi, giungendo in una zona meno verticale – attenzione ai sassi smossi (sosta facoltativa). Si prosegue ora diritti con arrampicata interessante per placca verticale, ma appigliata, IV°, e poi per rocce lavorate, alla successiva sosta attrezzata con cavetto metallico. S1, 50 m, IV+, IV°.
Si prosegue diritto per rocce facili e molto lavorate sino ad una fascia boscosa. S2, 30 m II°.
Dalla sosta si sale inizialmente dritto, poi a sinistra, fino a raggiungere una zona di massi superati i quali si giunge presso una cengetta rocciosa, sosta attrezzata con cavetto metallico. S3, 30 m, I e II°.
Dalla sosta si percorre per qualche metro verso destra una rampa sotto una placca verticale dove si nota la presenza di un chiodo. Si sale a destra del chiodo e, con passaggio difficoltoso, IV°+, si supera la liscia parete, oppure si prosegue per la rampa fino al suo vertice e, con passaggio decisamente meno impegnativo, si raggiunge la placca finale ormai adagiata. La si segue facilmente fino a giungere alla successiva sosta al termine della parete. S4, 50 m, II passi di III° e un passo di IV°+.

Discesa:
Dal termine della via, seguire le tracce a destra che in breve portano alle facili placche finali della via n° 3, da dove, in breve, si risale alla sovrastante carrareccia percorsa da un sentiero CAI. Seguirla in discesa verso sinistra per circa 300 metri fino ad un bivio – cartello Sentiero Naturalistico. Ignorare il sentiero che sale a destra e continuare a scendere a sinistra lungo la carrareccia. Dopo alcuni tornanti ci si ritrova all’inizio della cengia, prestare attenzione al bollo verde poco visibile in discesa, e continuando si raggiunge il rustico e quindi la piccola frazione di I Tessari.

VIA IL CAPPUCCIO DEL FUNGO

Dislivello: 150 m
Sviluppo:200m
Tiri: 5
Difficoltà: AD, dal II° al IV°
Esposizione: Sud
Tempo di salita: 2.00 ore
Periodo: Tutto l’anno
Attrezzatura: Normale dotazione alpinistica. In via sono presenti alcune soste attrezzate con cavetto d’acciaio e qualche chiodo, ma sono infinite le possibilità di assicurazione naturali, alberelli e clessidre. Molto utili i cordini di kevlar.
Accesso: Percorrere la cengia d’attacco delle vie, la nostra è la terza che si incontra, targhetta N.3.

VIA IL CAPPUCCIO DEL FUNGO (E. Cipriani-F. de Renso)
Questo itinerario, salito nel 1982, è stato il primo ad essere aperto sulla parete ed è uno dei più raccomandabili per la roccia, di eccezionale qualità e ricchezza di appigli, e per la conseguente bella arrampicata che offre. Nonostante ciò, come per gli altri itinerari, è necessario prestare attenzione a qualche blocco roccioso instabile presente sul percorso.

Relazione
Si inizia salendo con arrampicata delicata una placca friabile alta pochi metri, fino sotto ad un tettino sovrastato da una macchia bianca di rocce sfaldate, chiodo; con un passo delicato si traversa a destra, si supera un breve tratto verticale e quindi si prosegue per rocce solide ed appigliate fino ad una sosta con cavetto d’acciaio. S1, 30 m, IV e III°.
Continuare diritto per salde rocce molto lavorate fino ad un’altra sosta, anche questa attrezzata con cavetto d’acciaio. S2, 30 m, II e III°-.
Dalla sosta non proseguire diritto – massi instabili! – ma andare a destra per qualche metro e continuare poi diritti per rocce facili fino a raggiungere un boschetto sotto la bella placca grigia terminale dove si sosta su alberi. S3, 30 m, II°.
Si sale la placca nel centro con entusiasmante arrampicata, numerose clessidre, fino al suo termine, dove si sosta, S4, 30 m, IV°-.
Dalla sosta si prosegue dritto, sempre per solida roccia articolata, raggiungendo infine il boschetto al termine della via. S5, 40 m, II e I°.

Discesa
Dal termine della via, raggiungere la sovrastante carrareccia percorsa da un sentiero CAI. Seguirla in discesa verso sinistra per circa 300 metri fino ad un bivio – cartello Sentiero Naturalistico – ignorare il sentiero che sale a destra e continuare a scendere a sinistra lungo la carrareccia. Dopo alcuni tornanti, ci si ritrova all’inizio della cengia, prestare attenzione al bollo verde poco visibile in discesa, continuando, si raggiunge il rustico e quindi la piccola frazione di I Tessari

Commenti

11 Risposte to “Monte Baldo – Il Trapezio”
  1. Alessandro scrive:

    Non siamo riusciti ad arrivare all’attacco delle vie: nella relazione non è indicato il tempo di avvicinamento e non si capisce se uno si deve aspettare l’attacco a 2 minuti dalla macchina o dopo una marcia di 1 ora. Spero che l’autore possa aggiungere qualche indicazione in più…..

  2. marco scrive:

    …io ci son stato le vie sono a 10 min dalla macchina.
    preso il sentierino che esce dalla mulattiera (ometto sulla dx) seguirlo per 5 min fino a giungere proprio sotto le case di tessari.
    nella parete ci son delle targhette ben visibili.

  3. Eugenio Cipriani scrive:

    Cari amici di Castelfranco Emilia

    anzitutto grazie per l’interesse che dimostrate per questa parete e le sue vie.
    Vorrei però farvi notare che, la seconda via da sinistra si chiama vie “del Porce” (in onore di Andrea Compri che a scuola tutti chiamavano così per la sua faccia da “porcellino”. Un tipo trooooppo simpatico!)
    Il Cappuccio del Fungo è stato salito da me e da Francesa de Renso (de Lorenzo non so chi sia.)
    Tutto qui.
    Sempre fra il 1982 ed 1984 ho salito poi ohni altro metro quadrato pulito della parete ed ogni tanto riattrezzo qualche via. Quindi se trovate qualcosa di diverso o di apparentemente nuovo non preoccupatevi. Tutta roba DOC (ma occhio ai sassi in bilico ed alle protezioni.)
    Ciao a tutti
    Eugenio

  4. paolino scrive:

    Grazie Eugenio delle correzioni: ho subito provveduto ad aggiornare l’articolo. Fra l’altro siamo stati a rifare queste vie proprio 15 giorni fa per vedere se proprle all’interno del Corso di Alpinismo oppure no. Stiamo aggiornando proprio in questi giorni le relazioni e le pubblicheremo a breve.

    Ne approfitto. Oltre ai complimenti per la tua attività alpinistica ed editoriale (libri come “Facile è bello” sono davvero interessantissimi… ce ne dovrebbero essere di più!) vorrei farti una domanda.
    Oltre alle vie dell’articolo, abbiamo salito una splendida via fra la via “Del Porce” e il “Cappuccio del Fungo”. Una via che presenta alcuni chiodi iniziali e una placca finale davvero interessante. Ha un nome questa via?

    Grazie mille dell’interessamento!

    • Eugenio Cipriani scrive:

      C’è stato un evidente problema di mail ed ho spedito due volte la stessa. Scusate!
      La via che hai fatto è un raddrizzamento di un mio vecchio percorso fatto sempre con la Frencesca de Renzo nella prima metà anni ‘80.
      L’ho tracciato e chiodato un anno fa ma non l’ho più ripetuto. Combinazione: proprio oggi vado a rifarlo. Ho appuntamento alle 15 a Tessari con un amico.
      L’altra sera invece sono salito da solo per la Via del Porce e sceso per il Cappuccio: ma chi ha messo tutti quei cordini? Sembra una sagra! Io pensavo che quelle vie avrebbero dovuto diventare una palestra per imparare ad usare le protezioni da soli, per imparare a scovare le clessidre ed usarle al meglio. Non volevo fosse proprio “una palestra”.
      Comunque, non importa. A me cambia poco o nulla.
      Per quanto concerne i nomi (di quella via e di tutte le altre) non li ho mai dati. Sono tutte “Cip & Co.”
      Ultimamente continuo ad aprire una trentina di via all’anno ma non le comunico più: le faccio per il gusto di farle. Così nessuno mi rompe più l’animo con “.. ma c’è un fix di troppo” oppure “ma ce ne sono troppo pochi”, ecc.
      Ne consegue che i nomi sono poprio l’ultima cosa di cui mi preoccupo.
      Ora vado. Buon divertimento e grazie ancora dell’interessamento per la mia modesta attività.
      Cip

  5. Eugenio Cipriani scrive:

    Cari amici di Castelfranco Emilia

    anzitutto grazie per l’interesse che dimostrate per questa parete e le sue vie.
    Vorrei però farvi notare che, la seconda via da sinistra si chiama vie “del Porce” (in onore di Andrea Compri che a scuola tutti chiamavano così per la sua faccia da “porcellino”. Un tipo trooooppo simpatico!)
    Il Cappuccio del Fungo è stato salito da me e da Francesa de Renzo (de Lorenzo non so chi sia.)
    Tutto qui.
    Sempre fra il 1982 ed 1984 ho salito poi ohni altro metro quadrato pulito della parete ed ogni tanto riattrezzo qualche via. Quindi se trovate qualcosa di diverso o di apparentemente nuovo non preoccupatevi. Tutta roba DOC (ma occhio ai sassi in bilico ed alle protezioni.)
    Ciao a tutti
    Eugenio

  6. Eugenio Cipriani scrive:

    Ciao Paolino

    un suggerimento.
    Prima dell’ultima via a destra guardando la parete (che poi non è veramente l’ultima ne ho fatta una ancora più in là ma non è consigliabile) l’anno scorso ho risistemato e raddrizzato un’altra “Cip & Co.” degli anni Ottanta.
    La settimana scorso ho visto due che la salivano, quindi un po’ deve essere ripetuta.
    A me sembra consigliabile. Il primo tiro è il più difficile, ma è ben protetto. Inizialmente era lungo, però mi pare che abbiano realizzto una sosta a metà e che lo abbiano pure “addomesticato” un po’.
    Dopo si va su per altri due tiri su roccia bella ed articolata (facile). L’ultimo tiro, sempre lunghetto, non è evidente. Dalla sosta si va verso sinistra (la via originale andava a destra). Bello lo strapiombino finale. L’avevo salito senza proteggermi perché volevo lasciare un chiodo che però non riuscivo a piantare da nessuna parte perché non c’era un buco che andasse bene e così alla fine mi sono trovato fuori senza averlo piantato! Però è probabile che ora qualche cordino ci sia.
    Ultimo suggerimento: in genere in questo periodo sul Trapezio (ma un po’ in tutta la Val d’Adige) occhio alle vipere e ad alcune fottutissime piantine che provocano (specie sul Trapezio) fastidiose allergie (bollicine e prurito).
    Buon divertimento.
    Cip

  7. Domenico scrive:

    Ho salito ieri la Cipriani-Sitta. Io e i miei soci abbiamo avuto qualche difficoltà nell’individuare l’attacco in quanto le targhette sono state rimosse, i segni di vernice piuttosto sbiaditi e peraltro non danno indicazioni sul nome della via. Ciò è valido per tutte le vie della parete; come abbiamo avuto modo di constatare facendo un giro perlustrativo.
    La via è bella e logica. Tornerò per ripeterne altre. Sarebbe comunque positivo poter avere qualche ragguaglio sulle difficoltà di quelle non descritte sopra. Grazie

    • paolino scrive:

      Mi spiacce abbiano tolto le targhette!

      Riguardo ad ulteriori vie, purtroppo, Domenico, abbiamo percorso solo le vie che trovi nella ns. relazione più un altro paio (vedi nostri commenti qui sopra fra me e l’apritore delle vie E. Cipriani) di cui ti allego alcune dritte.

      Una di queste è molto, molto bella (di quelle fatte la più bella), ed è fra la “Del Porce” e il “Cappuccio del Fungo”. Presenta all’attacco una bella fessura (IV+, forse un passo di V-). Il secondo tiro è più tranquillo, Il terzo noi lo abbiamo spezzato in due (anche noi non avevamo la relazione e siamo saliti così come ci capitava) e ti consiglio caldamente di spezzarlo in due per evitare attriti (anche se questo terzo tiro diventa molto corto). Diciamo che in questo terzo diro devi andare su dritto fino a degli alberi poi da lì noti, nascosto sulla destra, un bello spigolo. Quindi ti muovi a destra e ridiscendi sempre a dx un paio di metri fino a trovarti all’attacco dello spigolo stesso. Noi abbiamo fatto sosta su un albero e da lì parte il IV tiro (attenzione che si attacca mettendo i piedi su una lama che non è proprio stabile). Questo quarto tiro è una bellissima placca di V. Dall’attacco del quarto tiro segui i chiodi e non ti sbagli.

      A dire il vero noi abbiamo percorso anche un’altra via a destra del “Cappuccio del Fungo”. La roccia era però pessima. Difficoltà simili al Cappuccio del Fungo.

      • Domenico scrive:

        Ti ringrazio molto, Paolino, per le indicazioni; Questa struttura mi sembra davvero interessante per il periodo autunnale/invernale. Penso che pian piano salirò tutto il…salibile.

  8. Domenico scrive:

    Salito ieri “Il cappuccio del fungo” e la “Via del Porce”. Molto belle tutte e due. Il pilastro finale del cappuccio e veramente uno spettacolo. L’attacco della via del Porce, leggendo la relazione, mi ha fatto venire un dubbio: dopo aver rinviato i due spit proseguire sulla placca verso dx o puntare al cordino in clessidra e poi alla parte terminale del diedro verso sx? Fortunatamente ho scelto la seconda opzione che si è rivelata quella giusta. L’ultimo tiro della via io l’ho salito rinviando al chiodo e poi salendo direttamente sulla sua linea. Francamente fatto così mi è sembrato superiore al IV+.

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