Ama Dablam: sfiorare il cielo

febbraio 20, 2007 by paolino  
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“MADRE DALLA COLLANA” 6856m – di Francesco Rubiani

È fatta… i sacconi sono stati preparati minuziosamente, pesati e ripesati, riempiti e vuotati più volte e ormai mi sento pronto. La destinazione è il Nepal, “il paese delle montagne” e la partenza assieme a Renato, Iris, Adriano e Giuseppe è fissata per il 29 settembre con l’intenzione di scalare l’Ama Dablam.

Sono pieno d‘ emozione come al solito, è una montagna stupenda, sicuramente tra le più belle dell’Himalaia e nonostante la quota tutt’altro che “Himalaiana” si staglia nel cielo come una piramide quasi perfetta, è caratterizzata da tre lunghe creste e da un grosso seracco pensile che la fanno sembrare una “donna dal collare” che appunto in nepali si traduce Ama Dablam.

Dopo aver acquistato le ultime necessità e dopo aver sbrigato le noiose ma necessarie formalità lasciamo la splendida Katmandu e con un aereo da 20 posti raggiungiamo Lukla. E’ un piccolo ma vivace paese nepalese immerso tra le montagne, movimentato dalla presenza di molti turisti che vi sbarcano all’inseguimento di emozioni di ogni tiponella valle del Kumbu. Da qui infatti parte il trekking che in 4-5 giorni attraverso la Kumbu Valley ricca di monasteri e paesaggi mozzafiato ci porta direttamente al Campo Base. Arriviamo al campo avvolti da dense nuvole e umide nebbie e capiamo subito che il monsone ci deve ancora lasciare, senza perderci d’animo ci organizziamo per la salita.

L’acclimatazione al Campo Base procede bene, il saturimetro indica ottimi valori di Ossigeno nel sangue e questo ci sprona nella salita, infatti dai 4500m del Base raggiungiamo la Cresta Sud Ovest a quota 5600m dove, sopra delle ripide placche montiamo le tende del Campo 1. La prima notte in quota non è delle migliori ma al mattino io e Giuseppe ci sentiamo in forma, attacchiamo la cresta e aiutandoci con le fisse raggiungiamo il Campo 2. Il monsone ci ha ormai lasciato definitivamente ma una piccola perturbazione accompagnata da una nevicata anche a quote basse ci fa desistere da un tentativo che ci ha visto raggiungere il Campo 1.

Un paio di giorni di riposo al Base poi si parte per la cima raggiungendo agilmente dapprima il Campo 1 e poi direttamente in 8 ore d’arrampicata il Campo 3 a quota 6300m, uno splendido balcone sulle cime circostanti. Le difficoltà raggiungono il VI e i 70° su ghiaccio ma per fortuna ci sono le fisse lasciate delle precedenti spedizioni, ciò nonostante la progressione è resa lenta dal peso dello zaino e dalla risalita di tratti verticali nel vuoto.
Il tramonto dalla tenda al Campo 3 è splendido, così come anche i ripidi pendii sommitali a canne d’organo arrossate che sovrastano il grande seracco e che conducano in circa 500metri alla cima.
Il 25 ottobre alle 9.00 siamo in vetta… giornata splendida, non una nuvola non un refolo di vento e tante cime famose da ammirare partendo da ovest il Cho yu poi Everest, Lohtse, Nuptse e Pumori, per terminare a ovest con il Makalu e il Baruntse.

La discesa è interminabile 1500 metri di dislivello, per uno sviluppo molto maggiore tra doppie e srampicate ma a notte inoltrata riusciamo a raggiungere le comodità del Campo Base…ormai stremati.
Quindi non ci restava che attendere con ansia le birre e le bisteccone di Katmandu per festeggiare questa splendida montagna, che regala un straordinaria salita di misto, estremamente varia e di ampio respiro.

Francesco R.

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