giovedì, 20 novembre 2008

Sentiero degli Scaloni

categoria: Relazioni , Escursionismo

Sentiero degli Scaloni
Ceniga 117 m - Coste dell’Anglóne 507 m – S. Giovanni 1061 m
di Fabio Montorsi

Durante gli anni 1915 –18 la zona dell’alto Garda era attraversata dalla linea del fronte. Numerosi furono gli episodi di guerra che contraddistinsero quegli anni, che però, confrontati con le carneficine che si andavano perpetrando nel Carso e sugli Altipiani, apparivano ai comandi militari ed ai soldati, se non di poco conto, relativamente tranquilli. Per questa ragione, tra i combattenti, questo tratto di fronte veniva chiamato “della salute”, e spesso vi venivano inviati, a scopo rigenerante, ufficiali e truppe particolarmente stressati dai combattimenti, o in alcuni casi vi venivano organizzati trasferimenti premio, a seguito di riuscite azioni di audacia e pericolosità. In molti casi, essere trasferiti in queste zone significava sopravvivere alla guerra.
Il Sentiero degli Scaloni venne realizzato negli anni 1913-14 dai militari austro-ungarici per superare circa 400 m di ripida parete rocciosa ed accedere alle boscaglie presenti sulle Coste dell’Anglóne, così da rifornire di legname, che andava scarseggiando, le numerose caserme e i presidi militari della zona. In unione al sentiero «dell’Angiom», che solca le rocce sovrastanti gli uliveti di Dró, anch’esso in parte attrezzato, si realizza un suggestivo percorso ad anello. L’itinerario, da evitare nei periodi più caldi, è percorribile tutto l’anno, ideale nelle belle giornate di primavera o di tardo autunno quando i colori della natura rendono la montagna ancora più bella. Il tracciato, pur presentando tratti rocciosi, non è difficile né molto esposto, richiede tuttavia fermezza di piede e se percorsa anche la variante per S. Giovanni, la necessaria resistenza fisica.

Dislivello Dislivello 400 m (550m in più la variante di salita per S. Giovanni - totale 950 m)
Tempo di percorrenza 3.00 – 3.30 ore fino a 6.00 ore con la variante di salita
Livello di difficoltà EEA **
Periodo Tutto l’anno, da evitare nei giorni più caldi
Attrezzatura Casco e set da ferrata indispensabili

** Sentiero attrezzato, tecnicamente facile e non esposto, ma che in ogni caso va affrontato con prudenza

Avvicinamento
Autostrada A22 Modena - Brennero, Uscita Rovereto Sud – Lago di Garda Nord prendere per Riva del Garda, superato il Passo di S. Giovanni la strada scende fino ad alla rotatoria di Nago, proseguire a destra per Arco. Raggiunto la famosa e sempre più affollata cittadina, al semaforo, prima del ponte sul torrente Sarca che conduce al paese, voltare a destra e raggiungere Ceniga, nostro punto di partenza (difficoltà di parcheggio).

Salita
Da Ceniga, 117 m, si seguono le indicazioni del sentiero n. 428. Attraversato il fiume Sarca sul bellissimo ponte di epoca Romana, si svolta a destra percorrendo una stradina in direzione del Maso Tizzone, 121 m. Prima di raggiungerlo, ad un bivio si svolta a sinistra, per poi imboccare poco dopo un sentierino sulla destra che conduce verso la rocciosa parete sovrastante. Per macchie di arbusti e ripide ghiaie, se ne raggiunge in breve la base. Si salgono ora alcuni gradini intagliati nella roccia che permettono di innalzarsi ad una cengia a cui segue una corta passerella. Da qui, si superano i due caratteristici scaloni in ferro che danno origine al nome del percorso attrezzato, per poi proseguire su facili roccette sbucando dalla parete nel bosco a quota 507m, in località Dos Tondo. In breve si raggiunge il bivio con il sentiero n. 428 bis, che si segue a destra (prestare sempre molta attenzione alla segnaletica, spesso poco visibile). Si tagliano ora le Coste dell’Anglóne tra boscaglia e piccole radure, passando dalla grotta del “Coel” luogo di romitaggio di un mitico personaggio di Ceniga. Si prosegue con qualche saliscendi, passando accanto a dei pali di teleferiche utilizzate per il trasporto a valle del legname e ad alcune vasche per la raccolta dell’acqua scavate nella roccia. In tempi tutto sommato non troppo lontani, queste vasche venivano faticosamente riempite portando l’acqua dalla valle per essere poi utilizzata per abbeverare gli animali ed irrigare le magre culture presenti in questi scomodi terreni, una vita ben grama! La discesa continua fino a raggiunge una strada forestale a destra, che si costeggia restando sul sentiero ad essa parallelo fino al bivio con il sentiero n. 425, che si segue nuovamente a destra.
A questo punto inizia il facile tratto attrezzato della discesa; si scende ripidamente in un canalone un po’ friabile, si aggira uno spigolo roccioso, e superando alcuni tratti esposti assicurati con cavo, si imbocca una scalinata intagliata nella roccia, un tempo utilizzata dai portatori d’acqua, che con interessante percorso ci riporta alla base della parete. Si raggiunge così un capitello presso l’Oliveto Óltra, da dove si prosegue a destra per carrareccia, raggiungendo infine la strada asfaltata che conduce a Dró. La si segue fino al ponte sul Sarca, non lo si attraversa, ma seguendo in direzione Sud la strada pianeggiante che costeggia a destra il torrente, si raggiunge comodamente Ceniga, nostro punto di partenza.

Variante di S. Giovanni
Dal bivio con il sentiero n. 428 bis si prosegue dritto nel bosco ceduo, mantenendosi sul n. 428, ed in breve si perviene ad una mulattiera seguendo la quale si raggiunge una strada asfaltata. La si attraversa per riprendere a salire la mulattiera sempre contrassegnata dal segnavia n. 428, ed in circa 1 ora si raggiunge l’amena località di S. Giovanni, 1051 m, situata in splendida posizione panoramica. Dalla chiesetta al termine del sentiero, si segue la strada asfaltata che in discesa attraversa la piccola frazione, e raggiunte le ultime case si imbocca sulla sinistra una stradina in direzione Nord Est contrassegnata dal segnavia n. 425. La si segue nel bosco pervenendo ad una ampia radura dalla quale si vede la valle del Sarca, si continua su strada forestale attraverso una pineta per poi proseguire per ripido tracciato, e si raggiunge infine l’incrocio con il sentiero n. 428 bis poco prima dei tratti attrezzati. Si prosegue per il n. 425 e, come nella relazione precedente, si ritorna a Ceniga.
Attenzione: in alcuni tratti di questa discesa il sentiero non è segnato e l’orientamento può risultare un poco difficile.

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