venerdì, 4 luglio 2008

Monte Obante - Vaio Scuro

categoria: Relazioni , Ferrate

Piccole Dolomiti Vicentine
M. Obante 2072 m - Vaio Scuro
di Fabio Montorsi

Gita ad anello di grande soddisfazione, in ambiente spettacolare ed estremamente vario, caratterizzato da profondi vaj e innumerevoli guglie. Il percorso presenta tratti attrezzati non particolarmente difficili, ma che devono in ogni caso essere affrontati con prudenza, anche in ragione delle caratteristiche del terreno, in parte composto da sfasciumi e ghiaie. La percorrenza a comitive particolarmente numerose non è consigliata. La gita attraversa il sottogruppo del Fumante, sfruttando alcuni profondi canaloni, e deve perciò essere salita con condizioni di tempo stabile. Il percorso, infine, è lungo e faticoso, e va affrontato in buone condizioni fisiche.

Dislivello 1000 mt.
Tempo di percorrenza 6/7 ore
Livello di difficoltà EEA **
Periodo fine maggio- inizio novembre
Attrezzatura Casco e set da ferrata indispensabili

**Tecnicamente il percorso attrezzato è facile, ma l’ambiente severo e le mutevoli condizioni meteo che caratterizzano le Piccole Dolomiti devono indurre alla prudenza

Avvicinamento
Dal casello di Montecchio dell’autostrada A4 ( Milano – Venezia ) si imbocca la strada statale 246 che, dopo circa 30 chilometri, raggiunge Recoaro Terme. Dall’abitato si svolta a sinistra per la frazione di Parlati e la località Gazza, e dopo circa 12 chilometri di strada, superando numerosi tornanti, si arriva al Rif. Cesare Battisti (1265 m), in prossimità del quale è disponibile un ampio parcheggio nel piazzale sterrato in corrispondenza dell’ultima curva, prima del rifugio stesso.

Salita
Dal parcheggio si imbocca il sentiero n.105 inizialmente pianeggiante. All’altezza di una fontana si incontra sulla sinistra il sentiero n. 113 per le Porte di Campobrun che si ignora, e dopo avere attraversato il Vaio di Pelagatta (a sinistra il sentiero n.114 per l’omonimo passo), si risale ripidamente il bosco delle Ghimbalte e il seguente vaio omonimo, inizialmente nel centro, quindi a destra ad una biforcazione. Si prosegue su terreno erboso e con una serie di ripide e faticose serpentine si giunge sulla costola che delimita ad Ovest il Vaio di Lovellazzo, in corrispondenza della Selletta delle Poe 1520 m (crocefisso). Si continua a salire costeggiando verso destra una parete di roccia grigia, si contorna alla base un torrione, aggirato il quale si raggiunge il costone occidentale del Vaio Lovaraste, da dove, lungo un’esile cengetta erbosa, si entra nel profondo canalone (1.30 ore). Qui ha inizio il percorso attrezzato: ci si abbassa discendendo in diagonale per alcune decine di metri lungo la parete di destra del vaio, attrezzata con cavo metallico e qualche gradino metallico, verso la fine passaggio di 2-3 metri un po’ atletico. Giunti al fondo, si procede ancora in discesa per qualche metro su terreno accidentato che richiede facili passi di arrampicata. Sulla destra, seguendo uno stretto sentiero erboso, si costeggia lo sperone del Lontelovere raggiungendo il Vaio di Lazocli, che si sale fino alla base dello spigolo Sud del Torrione Recoaro, che incombe maestoso sulle nostre teste. Il Vaio di Lazocli si biforca, a sinistra si apre il Vaio di Bisele, mentre a destra sale il Vaio Scuro. Si raggiunge in breve l’inizio del tratto attrezzato proseguendo verso destra per qualche decina di metri fino ad incontrare i primi infissi. L’ambiente è quanto mai imponente e suggestivo: ci si trova sul fondo di un canalone largo a tratti solo pochi metri ed incassato tra le alte e strapiombanti pareti del Torrione Recoaro e della Punta delle Losche, alte fino 300 metri. Il primo tratto attrezzato è il più caratteristico dell’intera gita: si tratta di salire uno stretto camino (spesso bagnato, e in questo caso la sua risalita risulta più impegnativa), al cui termine è necessario passare attraverso alcuni massi incastrati (prestare attenzione ai sassi mobili presenti all’uscita). Terminato questo caratteristico passaggio, dove la poca luce contribuisce a rendere l’atmosfera particolarmente suggestiva, il percorso prosegue con una successione di tratti attrezzati intercalati da ghiaie che vanno affrontati con particolare prudenza per evitare la caduta di sassi. L’ultimo canalino franoso, munito di un cavo di circa 30 metri, conduce all’uscita del vaio in corrispondenza della Forcella Bassa (1850 m). Si continua traversando in quota per poi puntare ad una caratteristica spaccatura nella roccia, l’Orecchio del Diavolo, che si raggiunge superando con attenzione alcuni massi e risalendo con facili passaggi di arrampicata le rocce della parete di destra (in caso di nebbia prestare molta attenzione ai segni di vernice, qui non molto evidenti). Dall’intaglio occorre calarsi per circa 15 metri affrontando alcuni faticosi passaggi attrezzati, in particolare l’ultimo leggermente strapiombante. Si segue ora una evidente traccia dapprima su terreno facile e quasi pianeggiante, quindi su una cengetta con cavo metallico di sicurezza, che ci conduce nei pressi della Porta dell’Inferno con il suo incredibile masso sospeso (attenzione! in un breve tratto alcuni mughi impediscono l’uso del cavo). Con un’ultima ripida salita si perviene infine alla Forcella della Scala dove hanno termine i tratti attrezzati.

Inizia ora la lunga parte di escursione di ritorno: si scende per terreno scosceso verso il Giaron della Scala, dove si incontra il sentiero G 05 proveniente dal Passo di Campogrosso. Proseguendo verso sinistra, si deve ora faticosamente risalire verso una conca ingombra di massi e sfasciumi - un tratto che richiede attenzione per le poche tracce presenti - e da qui in pochi minuti si raggiunge Forcella Lovaraste 1919 m, dove ci si riaffaccia sul versante di salita e da cui inizia il panoramico Sentiero Alto del Fumante. Con una breve digressione conviene raggiungere prima per tracce di sentiero poi per facili rocce l’evidente e caratteristica Punta di Lovaraste (1942 m, con croce). Dalla forcella si sale brevemente in direzione della Cima Centrale 1983 m (raggiungibile in pochi minuti), per poi continuare in discesa per evidente sentiero, fino ad incontrare un ulteriore breve tratto attrezzato un po’ esposto ma di nessuna difficoltà. Si prosegue oltre fino a raggiungere la Forcella del Fumante, 1905 m, si imbocca quindi la cresta Est dell’Obante, inizialmente su pendii erbosi e poi per roccette un po’ friabili, fino ad un pulpito oltre il quale seguendo una mulattiera si giunge al Passo dell’Obante 2010 m (la vicina vetta del M. Obante, 2072 m, si raggiunge in circa 20 minuti per tracce di sentiero e facili rocce aggirando inizialmente una spaccatura rocciosa, con un ottimo punto panoramico). Dal passo si prosegue in discesa per tracce di sentiero, tra ghiaie e mughi fino a raggiungere la mulattiera di arroccamento che scende dalla Cima Carega, seguendo la quale si raggiunge il vicino Rif. Scalorbi 1767 m, nei pressi del Passo di Pelagatta 1776 m. Dal rifugio con salita regolare per l’ampia mulattiera contraddistinta dal segnavia G 02 in breve si raggiunge località Porte di Campobrun, dove a sinistra si imbocca il sentiero n. 113. Inizialmente si scende in una suggestiva conca ghiaiosa per poi salire (ma sarà l’ultima salita!) fino ad affacciarsi sul versante che guarda il Rif. Battisti. Si continua ora in discesa oltrepassando i caratteristici pinnacoli “de L’Om e la Dona” e, percorrendo innumerevoli serpentine con fondo talvolta molto instabile di ghiaie, ci si ricongiunge con il sentiero n.105 all’altezza della fontana, seguendo il quale si perviene in breve, verso destra, al punto di partenza.

Discesa alternativa
Per scelta o per necessità è possibile evitare la salita alla Forcella dell’Obante ed iniziare la discesa direttamente dalla Forcella della Scala, tale soluzione è sicuramente meno interessante e in ugual modo lunga e faticosa. Dalla Forcella della Scala si discende per terreno scosceso verso il Giaron della Scala, dove si incontra, il sentiero G 05 proveniente dal Rif. Giuriolo al Passo di Campogrosso. Si prosegue in discesa affrontando numerose serpentine fino a raggiungere, attraversando verso destra, la Guglia GEI, nei pressi della quale per mezzo di una breve galleria si giunge al “Piazzale SUCAI”. Si procede sempre su evidente sentiero segnato per la Sella del Rotolon e il seguente Passo Buse Scure, dal quale si prendono a destra le tracce del sentiero n. 33. Si continua con lungo percorso inizialmente roccioso poi per prati e bosco, non senza alcuni saliscendi necessari per superare la parte terminale dei vai di Lovaraste e di Pelagatta. Infine seguendo una mulattiera, si raggiunge il penultimo tornante della strada che porta al Rif. Battisti, dal quale per una scorciatoia e un breve tratto di strada asfaltata si perviene al parcheggio, nostro punto di partenza, 2.00 ore.

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Ferrata del Vaio Scuro

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