Gruppo del Carega – Ferrata Vaio Scuro

novembre 12, 2006 by Lidia  
Archiviato in Escursioni

12 novembre 2006
Gruppo del Carega – Via Ferrata Vaio Scuro
Percorsi Alternattivi – in collaborazione con CAI Carpi
Difficoltà: EEA
Accompagnatori: Fabio Montorsi – Luciano Busani

DESCRIZIONE
Gita ad anello in ambiente spettacolare ed estremamente vario, caratterizzato da profondi vai e innumerevoli guglie. Il percorso presenta tratti attrezzati non brevi ma non particolarmente difficili. Dal parcheggio del Rif. C. Battisti alla Gazza mt. 1265 si imbocca il sentiero n. 105, si risale il bosco fino ad arrivare al Vaio di Pelagatta. Si prosegue su terreno erboso e con una serie di ripide serpentine si giunge alla Selletta delle Poe mt. 1520. Si continua agevolmente fino ad arrivare al Vaio Scuro dove inizierà la ns. ferrata. L’ambiente è quanto mai imponente e suggestivo, ci si trova sul fondo di un canalone largo a tratti solo pochi metri ed incassato tra le alte e strapiombanti pareti del Torrione Recoaro. Il primo tratto attrezzato è il più caratteristico dell’intera gita, si tratta di risalire una specie di galleria verticale formata da massi incastrati, la poca luce che caratterizza questo tratto contribuisce a rendere l’atmosfera particolarmente suggestiva. Il percorso prosegue con una successione di tratti attrezzati intercalati da ghiaie per arrivare alla Forcella Bassa mt. 1850. Ora il sentiero continua fino alla Forcella della Scala mt. 1850 con un percorso reso più interessante e divertente da alcuni strani passaggi, detti “Orecchio del Diavolo” e “Porta dell’Inferno” dove terminano i tratti attrezzati. Si inizia ora il ritorno seguendo il sentiero europeo G05, che ci porterà al Rifugio Scalorbi e poi con il n. 114 ritorniamo al parcheggio.

Punto di partenza Rif. Cesare Battisti alla Gazza mt. 1265
Punto di arrivo Passo Obante mt. 2010
Dislivello complessivo 800 metri circa
Tempo di Percorrenza 6/8 ore
Livello di difficoltà EEA – Ferrata Parzialmente Difficile
Cartografia Compass n. 100, Monti Lessini
Attrezzatura Imbragatura completa, dissipatore, casco, moschettoni, cordini (tutto a norma CE), pila frontale
Accompagnatore/i Montorsi Fabio 340/8250302 059/360209 – Busani Luciano 338/6966008 0536/832799 – Bulgarelli Marco 320/4676258 059/689934
Ritrovo Modena ore 6.00 Hotel Lux, Carpi ore 6.30 parcheggio Autostrada
Percorso automobilistico Modena, Carpi, Verona, Montecchio, Recoaro Terme, Rif. C.Battisti
Quota di partecipazione 3 € per l’assicurazione obbligatoria
Prenotazione Entro venerdi 10/11/2006
Informazioni CAI sede di Castelfranco 059/924876 – CAI sede di Carpi 059/682759

Commenti

4 Risposte to “Gruppo del Carega – Ferrata Vaio Scuro”
  1. fra scrive:

    Gran giro!
    sono distrutta come una fetta di cotechino sul piatto!
    AD MAIORA!
    francesca zzz

  2. nicola zaupa scrive:

    il vaio scuro non è sul pasubio ma sul carega; il pasubio è il massiccio subito piu a nord oltre la piccola catena del cornetto e del bafelan

  3. Lidia scrive:

    Ringraziamo il lettore per la doverosa precisazione.
    Si tratta infatti di un errore nella compilazione della scheda sintetica dell’escursione. Mi auguro invece che la relazione tecnica collocata in “Relazioni/Ferrate” gli sia piaciuta.
    Saluti!

  4. Marina scrive:

    ora…reduce felice sana e salva… da un giro indimenticabile…partita da campo grosso aggirati negrin e j- un po’ di riscaldamento (2 h) su e giu’ per le pareti e via alla volta del 105: ferrata in discesa (ehm non in salita come da copione classico)
    bene, ora che svacco le membra sul mio divano new age, godo con fierezza degli odori di montagna della ghiaia e dei mughi, di quella piccola meditazione e del richiamo dello stambecco (che ho visto, non ero allucianta) e di due camosci, che ha accompagnato i miei passi giu’ da scoscesi dirupi e canaloni di ghiaia e sorrido. Lo ammetto ora mi sento piu’piu’ di lara croft, quasi una spider woman con le zampette prensili alla gecko e la temerarieta’ che solo un’incosciente spinta dallo spirito di sopravvivenza puo’ avere. Gia’.. senza imbrago e sola soletta mi sono avventurata giu’ (non su) dal Vaio Scuro e ne sono arrivata in fondo grazie solo all’adrenalina. Sola, “out of the radar” (cellulare non funzionante), senza cibarie (che per una tenia vivente quale sono e’ impresa dura camminare senza scorte di viveri nel sacco) e con poche speranze di ritornare ad abbracciare il mago e miki sono arrivataaaa alle h 20.
    Dopo diverse ferrate (alcune con muschio e acquetta per condire di un brivido in piu’ l’impresa) la calata nel buco nero (suggestivo e carica esponenziale per procedere nell’impresa)…pensavo che sarei caduta e invece no.
    Dopo le ferrate sono iniziate le scorribande di sassi e ghiaia che sgusciavano sotto i miei piedi nell’infinito canalone… interminabile e purtroppo mal segnalato, combattuto con a polpaccio teso e caviglia salda. Giunta in fondo con qualche scivolata di deretano e saltino spezza tibia ( in realta’ha lasciato solo una minuta contusione ricordo), mi trovo dopo diverse ore di percorrenza al punto di non ritorno: il sole stava per tramontare e quel salto che mi si prospettava davanti era davvero improponibile. Piu’ di 2 metri…non ce la potevo fare.
    La risalita, in pappa emozionale e con una lacrimuccia sconsolata, oltre il panico perche’ nello zaino avevo le chiavi dell’auto di miki e alla spada di damocle che pendeva su di me sussurrandomi che ormai ero persa, nutrivo il timore di essere odiata dai compari che ormai avevano finito la loro scalata sul parco divertimenti J.
    In pochi minuti sono riuscita a trovare il sentiero degli alpini che mi avrebbe condotta al passo delle buse e di li’ dal rotolon presto si fa ad arrivare a campo grosso no?! Bastava crederci, e con una buona dose di speranza ce la potevo fare. Pecca’ che la speranza non basta. La tenacia l’ho avuta cercando vie alternative disperate dopo aver letto che il 143 era chiuso per frana (!) mi sono sentita piu’ che idiota (a parte il fatto che non posso negare di non esserlo stata) Ho tentato un paio di vie lungo bosco per arrivare al paese, ma tardavo e rischiavo di perdere la via cosi’ mi sono diretta verso rifugio Battisti, che di li’ dista circa un’h e mezza abbondante.
    Non ce la potevo fare ad arrivare a Campo Grosso per tempo: la luce stava iniziando a dare spazio all’oscurita’ e il fresco era gia’ diventato freddo umido. Che fare, invocare qualche santo?! Mi sono data una pacchetta sulle spalle dopo essere scoppiata in pianto dirotto per 2 min e mezzo e… proviamo ad andare verso rif. Guardia che e’ piu’ vicino, magari avrei trovato una via accessibile.
    Ma nulla da fare cartelli in tutte le lingue con tanto di ordinanza comunale che comunicavano la chiusura del 143a tra Gazza e Guardia. Ora scatta un sano MERDA! Poi la Calma raggiunta obbligata a seguto di un paio di Aum, guardo il paesaggio suggestivo… certo ancor piu’ gisacche’ il bagno lunare delle h20 l’avrebbe reso romantico se ci fosse stato un belloccio ed un caminetto caldo che comparivano come un’oasi all’istante…ma non e’ stato cosi’ urlo: Aleeee (mio fratello)
    Sapevo che nessuno mi avrebbe mai sentito ma era comunque liberatorio chiamare qualcuno, mi sono sentita “persa”. Radar, ecco che sfodero il mio spirito di soppravvivenze e orientiring power, beh solo in caso di necessita’ estrema e…mi tuffo di corsa sul prato, individuo uno spazio in cui il bosco non sia impenetrabile, il bosco dirada, Corro corro, rallento, il sesto senso mi fa deviare a destra, ancora prato scosceso pendio e la casetta illuminata su cui mi fiondo alla ricerca di un telefono per comunicare che sono viva e felice. ecco fatto…a casa…in branda
    Grazie!
    Marina

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