domenica, 18 maggio 2008

Via Ferrata Monte Contrario e Cavallo (EEA)

categoria: Relazioni , Ferrate , Escursioni

Alpi Apuane
Via Ferrata Monte Contrario e Cavallo (EEA)
di Lidia Castagnoli
(foto di Lidia Castagnoli e Nicola Bertolani)

Itinerario lungo e grandioso sulla nuova via ferrata che si sviluppa per circa 700 mt, dalla Valle degli Alberghi fino al Passo delle Pecore, sui selvaggi versanti meridionali del gruppo Contrario-Cavallo

Punto di partenza Biforco, 375 mt.
Punto di arrivo Passo delle Pecore (Monte Contrario), 1645 mt.
Dislivello complessivo 1400mt., di cui 700 mt.di ferrata
Tempo di Percorrenza c.ca 5 ore per la salita, compresa la ferrata, e altre 5 ore per la discesa
Livello di difficoltà EEA VIA FERRATA IMPEGNATIVA, PER LA LUNGHEZZA DEL PERCORSO
Cartografia ALPI APUANE
Attrezzatura Imbragatura, dissipatore, casco, moschettoni, cordini
Percorso automobilistico Modena-Parma-Massa-Forno

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Dopo tante promesse (o minacce?…), la ferrata del Monte Contrario è stata fatta! Busani aveva abbondato un po’ con i tempi (per dissuadere gli indecisi, ha detto lui…) e il tutto è stato realizzato in 8 ore anziché 10, ma l’escursione si è dimostrata lunga e impegnativa, e le Alpi Apuane si sono confermate belle e “ruvide” come, d’altra parte, ben noto.

La via è stata attrezzata solo da un anno, e corre lungo un percorso che dalla Valle degli Alberghi sale alla cresta M. Contrario, terminando a quota 1645, in prossimità del Passo delle Pecore. Al di là dei gusti personali sulle ferrate (io, ad esempio, ne ho altri), è sicuramente una meta interessante per l’ambiente selvaggio e maestoso, anche se la lontananza (almeno per noi emiliani) la rende poco appetibile per un’escursione da realizzarsi in giornata. Comunque sia, ecco alcune note salienti dell’esperienza.

La salita inizia a Biforco, posto a 375 mt (no, non mi sono sbagliata), un paesino che dal punto di vista paesaggistico/urbanistico sembra emergere per poche e poco nobili caratteristiche, tra le quali le tracce devastanti dell’attività estrattiva e la concentrazione di auto al limite dell’impossibile lungo l’unica strada percorribile.
Una volta trovato il parcheggio, ha finalmente inizio il percorso di avvicinamento, tracciato prima lungo una marmifera e poi lungo un vallone, che, con pendenza regolare e spietata, conduce all’edificio abbandonato degli Alberghi e all’attacco della ferrata, posto a 1050 mt.

A questo punto se ne sono andati circa 700 metri di dislivello, fatti in due ore scarse durante le quali, nonostante l’assenza del sole tanto temuto, sono stati versati sudore e sangue, a giudicare dallo stato di devastazione in cui versavano le nostre magliette alla prima sosta di abbeveraggio.
Superato il vallone, la vista spazia finalmente sulle aspre cime della zona, tra cui il Monte Contrario, di cui è visibile la parete Sud-Ovest.

La ferrata in sè vale altri 600 mt di dislivello, fatti per due terzi su vaste placconate appoggiate, con il cavo ancorato a 20 cm da terra tanto da obbligare ad una posizione di risalita assolutamente scomoda (almeno per me, e chi mi conosce può capire…), e per gli ultimi 200 mt su placchette e roccette più verticali (alcune molto verticali…).

Il cavo d’acciaio è nuovo, rilucente e solidissimo, unico conforto in una ferrata per nulla convenzionale che impegna dal punto di vista fisico più che tecnico, e che ha ben poco a vedere con quelle dolomitiche a cui siamo solitamente abituati, per il percorso lungo il quale si snoda, la modalità di risalita, e l’ambiente. Tra le altre cose, essendo esposta completamente a Sud, si rivela fatale se affrontata in piena estate.

L’arrivo è a quota 1645, subito a sinistra del Passo delle Pecore, a cui si giunge una volta iniziata la discesa che dopo soli 10’ concede finalmente una meritata sosta ristoratrice al Rifugio Cava 27. Da qui inizia il vero percorso di rientro che si svolge per il primo tratto in un ambiente montano splendido, dove l’asprezza della montagna è mitigata dal verde intensissimo dei pendii. Poco dopo, però, non si ha scelta, e una lunga carraia fa guadagnare qualche centinaio di metri passando in luoghi desolati e sinistri, frutto della violenza delle escavazioni compiute da macchine enormi e potenti, lì a ricordarci che sono pronte ad agire ancora.

Non è facile individuare il sentiero che ad un certo punto, a sinistra della strada, abbandona la carraia per puntare direttamente a valle. Solo la presenza di Domenico, un appassionato di Apuane del CAI di Sassuolo che conosce ogni sasso della zona, ci salva dall’errore e dal pericolo. Le tracce sono infatti pochissime per non dire nulle, e finché siamo sul pendio roccioso della montagna dove è abbastanza facile individuare la discesa, questo non costituisce un particolare problema. Quando invece ci infiliamo nell’area prativa e poi boschiva che ci divide dalla valle in fondo alla quale stanno ad aspettarci le auto, allora le cose si fanno difficili. Solo qualcuno che sa dove mettere i piedi in quell’erba alta almeno mezzo metro, può dirci dove andare e quali pericoli evitare, perché in alcuni punti scivolare può significare anche non avere scampo. Ma finalmente arriviamo di nuovo ad una carraia (brutta, ma pur sempre meno pericolosa del tratto affrontato poco più sopra) che ci conduce al parcheggio dove arriviamo all’alba delle 6 del pomeriggio.

A quel punto tutto sembrava finito, ma non per Nicola, che, inaspettatamente, deve fare i conti con una gomma bucata e un bullone antirapina inchiodato al punto da impedire lo smontaggio della ruota nonostante gli sforzi tecnici e fisici di alcuni presenti. Tra questi si distingue il già noto Domenico, che, forte di un’auto con ogni sorta di dotazione meccanica, riesce ad escogitare il modo di chiudere provvisoriamente il foro del pneumatico e impedirne lo sgonfiamento per qualche ora.
Possiamo quindi lasciarci andare allo spuntino che Busani è solito organizzare alla fine delle escursioni del suo programma AlternAttivo, e dopo 8 ore di cammino è solo il pane&salame innaffiato da buon Lambrusco a darci la forza di affrontare il rientro in autostrada e le code che ci attendono all’incrocio con la A1…

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Galleria Foto » Ferrata Monte Contrario (23 immagini )

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1

Lidia

6 Giugno 2005 alle 5:46 pm

La ferrata è stata fatta! Busani aveva abbondato un po’ con i tempi e il tutto è stato realizzato in 8 ore anzichè 10, ma si è dimostrata comunque lunga e impegnativa.
Note salienti: avvicinamento con pendenza regolare e spietata. Pare sia tipico delle Alpi Apuane, ma le due ore scarse utilizzate per fare i primi 600 metri di dislivello e arrivare all’attacco si sono fatti sentire. Per fortuna il meteo era indeciso, perchè in caso contrario la sofferenza era garantita.

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2

Cai Castelfranco » &hellip

21 Marzo 2007 alle 11:53 am

[…] Per maggiori informazioni consultate questa pagina […]

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3

giulio

28 Ottobre 2007 alle 9:55 pm

ho fatto ieri (27/10/07) questa ferrata che ritengo bellissima sia per come è stata fatta che per l’ambiente in cui si svolge.
ho letto la vostra relazione e visto con piacere le foto prima di partire.
io sono sceso passando dalla foce del Grondilice, foce di Navola e canal Regolo, un percorso lungo ma abbastanza agevole.
ho una curiosità: il percorso che avete fatto in discesa non mi è chiaro anche se conosco piuttosto bene le apuane che frequento regolarmente da quasi 40 anni.
grazie se potete darmi una delucidazione.

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4

Lidia

1 Novembre 2007 alle 4:09 pm

Ciao Giulio.
in questo momento non ho cartine sottomano e non so risponderti con precisione, cosa che tenterò di fare nei prossimi gg.
Una cosa ricordo con precisione, però. Dopo aver raggiunto una forcella con diverse segnalazioni, abbiamo seguito un sentiero che sbucava direttamente sulla carraia di una zona di escavazioni (vedi foto) che abbiamo percorso per un bel pezzo, fino a che non abbiamo preso una traccia (non segnalata) sulla sinistra della carraia che dopo un breve tratto ci ha fatto scendere bruscamente prima su dei lastoni, poi su una zona prativa abbastanza ripida e infine lungo un bosco dal quale, in basso sulla destra, si aveva la vista su una carraia (non so se la medesima di cui sopra) e su una zona di escavazioni, dove alla fine siamo sbucati.
Di certo non ricordo di aver percorso il tratto così agevole e ben segnalato a cui sembri riferirti. Ma cercherò di darti presto maggiori dettagli, in modo da consentirti di capire meglio cosa abbiamo fatto. Devo solo recuperare una cartina delle Apuane…

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